Esperimenti estremi hanno compresso diamanti a pressioni superiori a quelle presenti negli strati interni di Nettuno e Urano, risolvendo un conflitto scientifico che perdurava da circa vent’anni tra previsioni teoriche e osservazioni sperimentali. I risultati mostrano come il diamante si comporta in condizioni di pressione estrema e hanno due potenziali risvolti: potrebbero aiutare a incrementare l’efficienza dell’energia da fusione sperimentale e contribuire a chiarire la natura della cosiddetta “pioggia di diamanti” ipotizzata nelle profondità dei giganti ghiacciati, ovvero la possibile formazione e caduta di diamanti all’interno di quei pianeti. Lo studio fornisce quindi nuove evidenze sperimentali rilevanti per la fisica delle alte pressioni e per la comprensione degli ambienti planetari esotici. Lo studio, condotto al Lawrence Livermore National Laboratory con esperimenti di compressione laser alla Omega Laser Facility, è pubblicato su Nature Physics (DOI: 10.1038/s41567-026-03413-1).
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Fonte originale: sciencedaily.com
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